L’ALA
Mi stringeva forte il dito. S’aggrappava a me.
Per strada non era stato facile acchiapparla. Avevo dovuto fermare qualche automobile passante, mentre la rondine sbatteva per terra, sull’asfalto, nel tentativo di riprendere il volo forse.
La tenevo con la destra e l’occhietto sinistro le si apriva appena, a causa di una ferita. Le lunghe piume dell’ala sinistra erano malconce.
Ero di passaggio in questo paesino, circondato da alte rocce.
Decisi di salire per le scale che portano a San Matteo, una vecchia chiesa abbandonata incompleta, su un’altura che sovrasta il centro storico. Un lancio in aria e forse avrebbe ripreso il suo volo. Un ragazzo mi consigliò di poggiarla sui coppi di un tetto. Una mia amica veterinaria per telefono mi disse di portarmela a casa in attesa del tramonto, ché il caldo di queste ore in questa stagione a volte le fa cascare. La tenni così con me per tutto il pomeriggio. Recuperato uno scatolone potei trasportare la rondine con l’automobile. A casa mia lo scatolone fu la sua dimora. Di tanto in tanto qualche tentativo di andare chissà dove. Le approntai acqua e semini fra zuppe secche e muesli.
Il sole calava. Le porsi il dito e lei s’aggrappò. Mi stringeva mentre la sollevavo.
L’avrei dovuta lanciare dal balcone in aria verso l’alto? Portata all’altezza della mia spalla sbatté le ali e spiccò veloce il volo. In fondo alla strada svoltò a destra, sfiorando il cornicione di un edificio.
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