lunedì 19 maggio 2008

IN CUCINA
Con un lieve movimento le ante della finestra della cucina lasciano entrare un vento, una corrente d’aria densa, che entra e si posa nella vecchia casa.
Porta con sé pelli di cipolle posate sul davanzale, annidandole negli angoli bui dietro i mobili.
Distesosi il vento, torna lo zampillio delle gocce d’acqua perse dalla cannella e schiantate sulla ceramica, consumata e a tratti ferita, del lavabo.
Il vapore grasso della pentola sul fuoco si raddrizza e continua a ungere e colorire le cose attorno a sé.
L’acqua usata per pulire, lasciata lì ad asciugare, forma invisibili stalattiti, riveste, ricopre le superfici.
Il tagliere, tutto tagliuzzato, giace sporco sul tavolo macchiato di caffè.
L’acqua della doccia scorre veloce, evapora, bagna, porta lontano capelli e peli e liquidi organici e altro, ed ossida i metalli dei tubi, delle bocche…

Il terrore che il ferro diventi polvere, che la terra diventi polvere, che la pietra diventi polvere.

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