La Legge del +
Mentre le buie nuvole andavano addensandosi vorticosamente sopra la verde collina bagnata e le quattro donne vestite di nero venivano giù riempiendo i loro cesti intrecciati di grosse lumache, strappate alle pietre delle mura posate a secco in tempi remoti, fu allora che accadde.
Il giovane pastore, poco più che trentenne, s’allontanava con le sue bianche pecore, inerpicandosi seguendo un sentiero trasversale, che lo condusse nei pressi delle donne… allorquando un ulivo a lui vicinissimo gli fu fatale!
Un fulmine fulminante lo prese in pieno, dalla cima di ogni singolo capello sino a tutte le unghie dei piedi. Le donne abbagliate e mezze morte di paura, ma vive come le lumache raccolte, diressero lo sguardo verso lo scempio e videro ciò che poi raccontarono, forse un po’ più vecchie, forse omettendo qualche particolare... La scarica tremenda entrò per gli occhi, per le orecchie ed anche per il naso del pastore e ne uscì dall’ombelico, illuminando e accendendo e consumando quel giovane e povero corpo. Appena le radici luminescenti del dono celeste si ritirano e tutta quanta l’elettricità che c’aveva da venir giù era venuta giù, non appena tutto fu buio, le donne, mollate le ceste per terra, s’avvicinarono leste all’albero e vi videro sulla nera corteccia, ancora fumante, impressi per sempre, ciò che rimaneva del pastorello: qualche osso e qualche cencio.
La stessa notte, prima di mettersi a letto, un ricchissimo cavaliere lievemente accorato scoppia in una fragorosa e terribile risata atona, dinanzi allo specchio dell’antibagno, nella penombra, che sempre in questo momento del dì regna nella grande casa. Il sorriso s’allarga infinitamente, mentre tutto il corpo prende a sconquassarsi appresso a ‘sta grassa risata, piegandosi in avanti ripetutamente, battendo più volte l’ampia fronte sul freddo ripiano di marmo ed una volta anche sul rubinetto d’oro dell’acqua calda! Qualche ciuffo di capelli riga il viso scompostamente, del rosso sottolinea una tempia, e la risata continua… Ad un certo punto quasi si sente soffocare e prende ad agitare le braccia battendo le mani convulsamente contro le pareti, premendo più d’una volta l’interruttore della luce. Il suo viso appare e scompare, il bianco dei denti e degli occhi, fissi, pare acquisire un potere ipnotico su di lui stesso! S’acquieta quanto basta per riprender fiato e subito si lancia allo specchio buffe e goffe micidiali espressioni d’intesa, compiaciuto piuttosto sino al punto di strizzarsi l’occhio un paio di volte! Un guizzo improvviso sul suo viso e lesto mette in scena una simpatica pantomima che ricorda per vie traverse una tipica maschera partenopea… e poi è tutto una stretta di mano fra compari, sguardi lanciati a destra e a manca con larghissimi sorrisi, piccole importantissime confidenze nascoste dal dorso della mano innanzi la bocca e infine una sfilza di sottobracci incatenati scimmiottando una tarantella fra boss!!
E poi a nanna. Alla quiete, al termine del giorno. Agli ambiti guanciali, ma prima: un saltello verso la finestra (rinunciando ad una elegante battuta di talloni) e ritto con le mani sul davanzale guarda fuori, controllando da una parte e dall’altra. Fa per ritirarsi, ma s’arresta improvviso e saluta fieramente indomito la propria flora, congedandosi in una specie di benedizione papale… sputo dritto e lontano… tuffo sul letto, steso sul morbido, ignaro d’aver centrato con quella pallottola di saliva una moscia buccia di banana occultata dietro una siepe del giardino…
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